Apr 16, 2010

IL POCCIONE



Il Bimbo nacque sorridente e godivo, si guardò intorno, vide il mondo nuovo e gli piacque subito. Il babbo lo cullava e la mamma lo sfamava. Tutti i giorni era servito e riverito, anche quando vomitava il latte puzzolente sulla camicetta nuova, quando tirava il cucchiaio di minestra in faccia alla nonna o quando smerdava il pannolone mentre i genitori facevano la spesa. La sua contentezza era continua. Tutti erano al suo servizio, non gli mancava niente e passava la maggioroparte del tempo attaccato alla poccia della mamma a succhiare il latte. Mancava però lo zucchero! Il pupo cresceva e la sua preoccupazione fu lo studio su come procurarsi il latte zuccherato senza troppa fatica e senza rompersi le scatole. Il pupo cominciò a vivere imparando l’arte del poccione. Più cresceva, più si specializzava nelle richieste di provvigioni facendo sentire in colpa i genitori quando non potevano esaudire i suoi desideri. Il “poccione” era diventata la sua professione principale.
Quanto è meglio aspettare che la mela matura caschi dall’albero direttamente nella bocca aperta, piuttosto che andare a prendere la scala e salire con fatica sull’albero a cogliere i frutti? Perché usare il cervello quando c’è il caro babbo che si adopera per la tua felicità? Perché mettere i calzini puzzolenti in lavatrice quando è più comodo lasciarli nel corridoio?
Morale: quando i figli crescono nell’agio sviluppano l’egoismo e la bramosia. Questi figli possono togliere a chi li circonda la tranquillità, il rispetto e la felicità. In questa evenienza è necessario il taglio dell’ombelicale cordone, che fa rima con il calcio nel coglione

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