Sono un ateo cristiano che crede nel Dharma, la legge della Natura e l'insegnamento di Buddha. Il corpo, la mente, lo spirito e... la coscienza. Presente, passato e futuro. Il Buddismo non è una religione, è la Legge della Natura. Il cibo e' l'elemento primario per l'armonia della salute del corpo e della mente.
Dec 16, 2014
Dec 8, 2014
Spiritualità in evoluzione
Sono nato nel gennaio del 1950.
Per 3 giorni urlai come un ossesso perché volevo rientrare nel grembo di mia madre, ma non fu possibile: così cominciai la mia vita. Lo scorrere dei momenti decisivi ( scuola, laurea, matrimonio, figli, etc....) erano colorati di bianco o nero in base alla soddisfazione o alla amarezza con lunghe tonalità grigie. Nel 2000 ci fu un segno premonitore. feci spostare di 100 metri un enorme sasso che stava per essere seppellito in fondo alla vigna. Un caterpillar ed uno scavatore lavorarono un giorno per portarlo in cima al colle e posizionarlo di fronte al monte Amiata. Il sasso divenne un point-view per turisti ed un pensatoio per me. Il momento cruciale e la svolta esistenziale, a mia insaputa, avvenne nel 2004 quando decisi di andare volontario sulle coste tailandesi distrutte dallo tsunami. Là in quei luoghi, un vestitino di donna affogato in mezzo alla spiaggia e i disegni dei bambini attaccati alle pareti delle scuole determinarono un spaccatura nella mia mente. Da quel momento cominciarono a formarsi pensieri e riflessioni fino a quel momento non considerate importanti: domande filosofiche sullo scopo della vita e sulla natura della esistenza. Il vecchio sasso si trasformò da pensatoio in breinstorming in lunghe nottate passate sotto la pioggia al freddo e al vento del mio Cocco. Piano piano una nuova interpretazione della esistenza è iniziata e di pari passo nel 2008 posizionai un bel sasso all'ingresso della casa per fare meditazione. seduto a gambe incrociate guardavo a sud verso il grande spazio da dove viene il vento del mare. I pensieri si sono articolati e le domande sono uscite dalla confusione e si sono associate alle loro spiegazioni.
Ora nel 2014 nella mia illusione di ricrearmi un tempio buddista al Cocco, ho posizionato un altro sasso di fronte alla casa. Non è squadrato come gli altri, anzi è ondulato come il mare e spigoloso come gli scogli, ma quando ho cominciato a usarlo per la meditazione mi sono accorto che spontamneamente non ero più orientato a sud ma verso ovest dove tramonta il sole. La strada si volge al termine e i colori del tramonto illuminano il cuore e la mente con una nuova visione della vita. Prepotentemente la spiritualità della natura e tutto ciò che mi circonda bussa alla porta. Niente è avvenuto per caso. Tutto sembra essere accaduto per permettermi di salire i gradini della conoscenza interiore. Il cuore che ho sempre considerato una pompa ha cominciato a parlare. Il suo linguaggio di silenzio apre a percezioni piene di pace e tranquillità diffondendo nel corpo e nella mente rilassamento e contentezza. Attimi fugagi, ma indelebili. La strada è ormai scelta e va continuata fino in fondo. Alla ricerca di cosa, non lo so ancora, ma ho la sensazione che il mio spirito abbia stabilito una serie di contatti.
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Buddha
Era un indiano.
Nacque da un re e visse la giovinezza negli agi. Fu impressionato dalla sofferenza e dalla morte il giorno che uscì dalle mura del palazzo. Ripudiò tutto e trascorse 7 anni di privazione nella foresta. Sperimentò le pratiche ascetiche per trovare la pace dei sensi e della mente. Invano gli insegnamenti degli asceti e dei bramini tentarono di uniformarlo alle credenze indiane. Buddha cercò la strada dentro di se allontanandosi dalle parole e dai costumi di quei tempi. Era il 500 A.C. quando in perfetta solitudine capì che dentro di lui c'era la soluzione. Tutto gli fu chiaro. Tutte le sue domande ebbero risposta. La sua mente si illuminò e da allora lo chiamarono il Risvegliato. Per quarant'anni predicò la sua conoscenza. Quando quello che poteva essere raccontato ai non illuminati si esaurì, volutamente accetto' un piatto di funghi velenosi per terminare la sua esistenza. I segreti che ancora erano nella sua mente rimasero segreti. Ora alcune spiegazioni sulle esistenza umana possono essere cercate nella storia precedente la nascita di Buddha. Le antiche religioni sono la fonte da cui il Buddha ha tratto la sua illuminazione. Le conoscenze delle antiche culture erano forse più veritiere e comunque diverse da quanto insegnato nella attuale cultura occidentale.
La mitologia indiana, cinese, sumera, egizia, nonché azteca racconta di civiltà passate in cui gli Dei vivevano con gli uomini. Storie di guerre, amori, città, viaggi stellari e poteri sovrumani sono comuni in tutti gli antichi testi. Anche la Bibbia racconta la storia del mondo dalla sua Creazione fino alla sua estinzione con l'Apocalisse. E' un testo conciso come il "Bignami" dove tutto e' condensato perché scritto attingendo da testi più grandi e complessi. Il Buddha conosceva le fonti scritte della mitologia e delle religioni antiche, ma ha il merito di aver centrato l'attenzione sulla sofferenza e sulla mente dell'uomo. Contemporaneo di Socrate con lui condivide il pensiero della centralità dell'uomo e come conseguire la sua felicità. La sua analisi vecchia di 2500 anni supera tutto lo scibile della moderna psichiatria e psicologia. L'uomo e' portato per natura a vivere la realtà attaccato ai beni materiali e alle emozioni. La transitorietà della vita determina i cambiamenti che portano a soffrire. Il Buddha insegna come vivere felici con la " Via di mezzo" in un mondo dove la cattiveria e il dolore governano sovrani.
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Dec 7, 2014
Invidia e Indole (Vittorio Alfieri 1749-1803)
L'invidia è un sentimento che sorge spontaneamente quando ci troviamo a vivere e a competere con altre persone. L'Alfieri conobbe l'invidia quando a dieci anni, nel 1759, venne a trovarlo il fratellastro di due anni più vecchio di lui. La sua compagnia sviluppava in lui sollievo ed angustia. Ora ruzzando, ora bisticciando e cavandone ora dei regalucci, ora dei pugni. In una di quelle giornate a cavallo tra il gioco e la avversione, l'Alfieri batté il capo su un alare di ferro privo del pomo di ottone. La ferita fu così lunga e profonda sopra l'occhio sinistro che causò una visibilissima cicatrice che portò per tutta la vita. A chi gli chiedeva che cosa fosse successo rispondeva che era cascato, e aggiungeva, "facendo l'esercizio".
Dalle emozioni che nascono nei giovanissimi petti si possono scorgere i semi diversi dei vizi e delle virtù. Difficili da essere percepiti da coloro che lo circondavano, ma per l'Alfieri quel giorno fu un seme di onor di gloria. Non solo imparò la sofferenza, ma con discernimento indirizzò le sue emozioni verso il bene anziché il male. La sua riflessione e la definizione dell'invidia è sottile ed acuta:
"L'invidia non era però atroce poiché mi traeva ad odiare precisamente quell'individuo ma mi faceva ardentissimamente desiderare di avere io le stesse cose senza però volerle togliere a lui. Questa è la diramazione delle due invidie di cui l'una negli animi rei diventa poi odio assoluto contro chi è il bene e il desiderio di impedirglielo anche non acquistando per sé; l'altra, negli animi non rei, diventa sotto il nome di emulazione , o di gara, un'inquietissima brama di ottenere quelle cose stesse in eguale o maggiore copia dell'altro. O quanto è sottile, e invisibile quasi, la differenza che passa fra il seme delle nostre virtù e dei nostri vizi!"
Nelle parole dell'Alfieri si intravede la conoscenza della natura dell'uomo. Colui la cui indole è portata all'amore si manifesta fin dalla sua infanzia e non svilupperà odio verso chi è più capace o più fortunato. La sua indole buona lo spingerà verso l'emulazione senza alcun sentimento di rancore. Al contrario le persone con indole malvagia sono coloro che portano questo seme dentro di loro dalla loro infanzia e per costoro la vita sarà sempre una lotta per soffocare gli altri togliendogli, per impossessarsene, tutto quello che loro sono incapaci ad ottenere. L'invidia è un mostro a due facce: davanti i rei-malvagi e dietro i non-rei buoni.
Conclusione: Nei cessi dell'Ateneo di Siena nel 1970 si leggeva questa massima paliesca: "importante non è fare, importante è che l'altro non faccia".
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Jul 30, 2014
Il Destino: potere del caso o autodeterminazione consapevole?

Epistole su Facebook il 29 luglio 2014: Vilmer lancia il sasso nello stagno e io leggo le onde che si propagano.
-Vilmer Moia Nella vita le cose accadono per caso o per necessità? E' il destino o il caso, con un semplice lancio di dadi, a determinare le nostre azioni? Napoleone senza la rivoluzione francese, sarebbe diventato uno degli uomini piu importanti del XIX secolo o sarebbe rimasto un semplice ufficiale d'artiglieria? Giulio Cesare senza la guerra civile tra Silla e Caio Mario, che indebolì irrimediabilmente la Repubblica, avrebbe potuto imporre la sua dittatura? Sono gli eventi che determinano la nostra vita o siamo noi a determinarla?..........E milioni e milioni di vite sarebbero cambiate se gli eventi esterni avessero avuto un impatto diverso sulle loro scelte? Nuotare controcorrente serve? O è meglio farsi trascinare da essa e cogliere le opportunità che offre? La più grande libertà?? Non essere responsabile della propria vita..
-Vilmer Moia Cosi come in fisica quantistica, dove il solo guardare una particella ne cambia istantaneamente la posizione o la velocità, il destino, il solo credere in esso aspettando a braccia aperte la sua realizzazione , ne pregiudicherebbe lo svolgimento. Soluzione? Il destino esiste, ognuno di noi ha una predestinazione o un ragione di vita, ma non dobbiamo crederci...
-Ninna De Frigis I filosofi Stoici la chiamavano "pronoia", che equivale al concetto cristiano di provvidenza.
-Mirco Bindi Si, il destino esiste nel momento in cui ciascuno di noi ne diviene artefice.
-Massimo Molinari Mirco Bindi, puoi spiegarlo in maniera più ...estesa. GRZ.
-Mirco Bindi E' facile dire che siamo gli artefici del proprio destino, ma che cosa vuole dire? Si nasce in un mondo sconosciuto e la prima cosa che facciamo è piangere a più non posso. Dopo, giocoforza, ciascuno si adatta, chi più chi meno. Il vivere diventa una battaglia quotidiana tra quello che si vorrebbe e quello che abbiamo. Più giovani siamo, più cerchiamo soddisfazioni della vita e più ferocemente siamo attaccati ai nostri desideri per i quali si affrontano le battaglie. Non importa l'esito, tutti sperimentano il bene e il male, la felicità e la sofferenza. E' certo che è la volontà di una persona che muove le sue azioni. Più la volontà è ferrea e non influenzata dalle altre persone, maggiore è la scelta della propria vita. Non è facile scegliere in autonomia, ma se la scelta avviene con convinzione, il dubbio e il pentimento sono minori e comunque la "colpa dello sbaglio" non può essere riversata sugli altri (a meno di essere falsi). Non si può scegliere la mamma e nemmeno il babbo per cui esistono cose che avvengono indipendentemente da noi. Forse anche il nonno e il bisnonno, ma allargherei anche alla scimmia e al serpente che sono dentro di me. Il fatto di essere in un determinato luogo , in un determinato tempo dipende dal mondo che gira. Insomma il passato prossimo e remoto sono condizionamenti (destino), ma il cervello con il suo libero arbitrio costruisce la vita. Per tutti è così dal ricco al povero, dal re allo schiavo. ........Ops! sono stato logorroico.Scusate.
-Panikkar stimola la riflessione. L'uomo è una macchina razionale o è un microcosmo che fa parte di un macrocosmo? l'azione dell'uomo è svincolata o collegata all'universo? Il procedere della vita dipende o non dipende dal caso? Le due opzioni non possono essere separate anche se spesso l'uomo sembra libero di agire e di scegliere la sua vita mentre altre volte casualmente i fatti accadono. Le due entità destino e caso rappresentano l'aspetto umano e sovrumano in modo concatenato ed inscindibile tra di loro. Il ritmo cosmico quando ci attraversa si trasforma insieme a noi realizzando la esistenza di ciascun essere umano. Si potrebbe dire che l'energia cosmica si fonde o si manifesta con l'energia vitale dell'uomo? Forse si. "Il ritmo dell'essere non è predeterminato, l'armonia è creatrice e al contempo deve essere creata" R.P.
Jun 17, 2014
Attaccamento e Transitorietà: pilastri del Buddismo.
Il Buddha nacque 500 anni prima di Cristo ed elaborò uno stile di vita filosofico-teologico osservando la sofferenza della popolazione. La vita grama dei suoi tempi non è molto dissimile da quella odierna se si considera la popolazione mondiale nel suo insieme. La vita dell'uomo scorre all'insegna del dolore e della sofferenza (prima verità). Bisogna cercare la causa della sofferenza per porrvi rimedio (seconda verità). Se si conosce la causa è possibile ridurre ed eliminare la sofferenza (terza verità). Dato che il Buddha era un uomo pratico elaborò la quarta verità in cui indica il modo per vivere una vita tranquilla riducendo il peso dei problemi. La via di mezzo rappresenta lo strumento per impostare il proprio stile di vita all'insegna dell'equilibrio e della correttezza (ottuplice sentiero).
Apparentemente potrebbe sembrare che il buddismo sia abbastanza semplice, ma in realtà vi sono concetti che non appartengono alla cultura occidentale e per tale motivo sono difficili da capire. Nel mare magnum di libri ed insegnamenti, c'è da perdere la testa e arrivare a non capire il buddismo. Ora dopo quasi 10 anni di riflessione le antiche letture cominciano a mostrare il loro significato e i tanti tasselli si incastrano rendendo di volta in volta il mosaico più completo.
Per il buddismo la causa della sofferenza è l'attaccamento e la transitorietà. Cosa sono questi due concetti? L'attaccamento in occidente è stato definito da uno psicologo nel 1960 nella relazione che si instaura tra la madre e il neonato, mentre la transitorietà rappresenta la precarietà e l'instabilità delle situazioni. Il Buddha chiaramente afferma che l'ignoranza del vero significato di questi concetti porta alla sofferenza.
L'Attaccamento. La vita è un ciclo che inizia con la nascita, continua con la crescita e termina con la morte. Tutto finisce e tutto si modifica. Niente rimane stabile durante la vita sia nel bene che nel male. Tutte le cose sono destinate a cambiare e quando questo avviene ecco che compare la sofferenza. L'uomo desidera la stabilità e vorrebbe che i momenti felici durassero all'infinito. L'IO è il grande artefice dell'attaccamento. Tutti hanno sperimentato che ad un breve momento di felicità segue un lungo periodo di infelicità. Quanto sarebbe bella una vita perennemente felice? La realtà triste crea una situazione illusoria e l'IO reagisce cadendo in uno stato mentale irreale sognando una realtà distorta.
La Transitorietà. Il cambiamento è alla base della vita. Niente è perenne e tutto è destinato a morire. L'alternanza tra il bene e il male come la dualità tra il bello e il brutto sono inscindibili nel susseguirsi incessante del tempo. Dalla ricchezza si può passare alla povertà e viceversa la rincorsa della ricchezza è causa di frustrazione e preoccupazione. Ma alla fine tutto finisce e nessuno può portare con la morte quanto ha accumulato da vivo.
Se la giustizia terrena è fallace e la giustizia divina può tardare a manifestarsi, la cura che offre il Buddha è immediata e sicura. Lo stile di vita della persona deve essere equilibrato , il comportamento deve essere giusto e l'azione lontana dagli estremi. Bisogna sconfiggere l'ignoranza. L'uomo non è quella macchina eccezionale e superiore tanto esaltata dalla cultura occidentale. L'uomo ignora l'entità del dolore e vive nella illusione e nel ricordo dei brevi momenti felici. Diventare consapevoli di questa verità fa si che, conoscendo la causa della sofferenza, si può ridurre l'attaccamento ricordandosi ogni giorno la precarietà della vita.
Nella educazione occidentale mancano i concetti della transitorietà e dell'attaccamento che sono due pilastri fondamentali della filosofia buddista. La loro conoscenza permette di illuminare le tenebre della ignoranza e iniziare il percorso di vita più consapevole
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Mar 18, 2014
Le emozioni nella meditazione
Come il corpo ha bisogno di cibo e acqua, la mente necessita delle emozioni. In loro assenza la mente è in una fase di quiete, quando le emozioni sono troppe , la mente è agitata.
Le emozioni possono nascere nel mondo esterno come il gustare un frutto dolce o amaro, o nell'interno della mente come la simpatia o l'antipatia per una persona. Ci sono emozioni semplici che rispondono ad uno stimolo come la rabbia di fronte ad una azione malvagia ed emozioni complesse come l'amore per un altra persona. Quando le emozioni sono giuste si percepisce la felicità, quando le emozioni sono spiacevoli la mente è turbata ed elabora un sistema di difesa. A volte emozioni diverse si presentano contemporaneamente e ciò determina una stimolazione che supera la somma delle singole emozioni con la generazione di troppi pensieri che possono sfociare nella pazzia o con la creazione di circoli viziosi per cui i pensieri divengono ossessivi e monotematici.
Le emozioni, sia positive che negative generano cambiamenti nella mente che si riflettono sul comportamento. Di fronte all'insorgenza di una emozione l'uomo si trova sempre di fronte ad un bivio. Quale è la strada da seguire? Per una vita tranquilla e felice l'uomo ha solo una possibilità: il controllo delle emozioni. E' come montare su un cavallo e mandarlo al galoppo senza avere le redini per controllarlo.
Prendiamo il primo pensiero che ci passa per la mente su qualche cosa di piacevole; teniamolo fermo per assaporare la sensazione di piacere che affiora. Cerchiamo di allargare questa sensazione e a cercare le sue caratteristiche, i suoi riflessi sul corpo e la sua influenza sulla mente. Il piacere aumenterà man mano che la mente si concentrerà sull'emozione e la sensazione potrà essere intensa, breve, violenta, intermittente, o suffusa.
Questa sensazione va stabilizzata e percepita come un piacere costante e in crescita. L'emozione iniziale non ha più importanza ciò che conta è il benessere della mente. Attenzione! basta un attimo, una distrazione per far scomparire tutto, ma è possibile ripristinare lo stato di piacere concentrandosi nuovamente sul ricordo piacevole scomparso. Nuove sinapsi si sono formate durante la sensazione piacevole e tutto è memorizzato. Più a lungo la sensazione dura, maggiore sarà il ricordo.
Ci sono persone che si allenano in questi esercizi così intensamente che la sensazione di piacere diviene un oggetto reale della mente che può essere osservato tutte le volte che lo desiderano. E' come un monolite in mezzo al prato, intorno al cui girare per osservarlo in tutte le sue sfaccettature. La mente ne sarà ammaliata e si sentirà libera da tutto ciò che esiste nel mondo. Importante è continuare a nutrire la mente con emozioni piacevoli per rendere il monolite sempre più grande come un faro cui fare riferimento. Ogni volta che si sta all'ombra della felicità si formano le sinapsi della memoria.
Il meccanismo del controllo delle emozioni e dell'immagazzinamento del loro ricordo avviene anche per le emozioni negative. Il fascino che le emozioni determinano sulla mente è potente e la mente ne può risultare soggiogata. Il piacere iniziale di una emozione cattiva si trasforma nel tempo in una droga che avvolge la mente e ne determina il comportamento.
Questo è il bivio che ci si trova di fronte. Le emozioni cattive possono essere controllate solo se la mente è esercitata a sviluppare la sensazione di benessere. La meditazione sviluppa la concentrazione e la saggezza che liberano la mente dalle emozioni cattive.
grazie a Buddhadasa Bikkhu 2012
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